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Documentario
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Il mwcwdocumentario è un'opera mwdaaudiovisiva i cui elementi mwdqnarrativi ed mwdgespressivi costitutivi sono colti dalla mwdwrealtà; nel documentario la vicenda narrata, gli ambienti dove si svolge e i personaggi che la interpretano sono reali e agiscono su un piano di realtà, a differenza del tradizionale cinema di mweafinzione (detto anche cinema a soggetto) dove invece gli elementi costitutivi sono sostanzialmente costruiti artificiosamente.
Il mwegdocumentarista basa la mwewnarrazione e la mwfadrammaturgia del film sulla propria visione soggettiva di un determinato aspetto della realtà osservata e sulla sua interpretazione.
Contents
• Storia
• Festival
• Note
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Descrizione
È frequente l'equivoco di ritenere il documentario una riproduzione fedele della realtà: ciò non è e non può essere, in quanto il documentarista per dar luogo al proprio racconto opera delle scelte narrative ed espressive tali da soggettivare l'esposizione della realtà. Dalla scelta dello stile narrativo fino alla limitazione del mwgacampo visivo in ripresa tramite l'mwgqinquadratura, dalla giustapposizione di inquadrature e scene al mwggmontaggio fino al sonoro, tutta la costruzione del documentario è un processo finalizzato all'interpretazione della realtà. Il documentarista propone la personale visione della realtà in una lettura soggettiva; quindi tutt'altro dalla "trasparente" riproposizione della realtà nella sua piena oggettività. Va ribadito che tale visione oggettiva ("veritiera") della realtà è pressoché impossibile (e, si potrebbe dire, anche inutile).
Considerando il documentario un racconto per immagini alla stregua del cinema di finzione, senza dubbio al documentario possono essere applicate le tradizionali regole della mwhanarratologia nonché le schematizzazioni proprie della narrazione cinematografica e della narrazione in genere, come le funzioni degli mwhqarchetipi, le mwhgfigure retoriche, la suddivisione in tre mwhwatti, le mwiaunità aristoteliche e altre (ben riassunte nel saggio di mwiqChristopher Vogler mwigIl viaggio dell'eroe).
A volte il documentario, per raggiungere un fine mwjaeducativo e divulgativo, si propone di rendere conto di una specifica realtà o un determinato tema in termini quanto più lineari e mwjqoggettivi possibili, limitando l'aspetto espressivo e interpretativo, o ben celandolo; in tali casi il documentarista focalizza la sua opera su un'esposizione chiara ed esaustiva anziché espressiva e artistica. Questa modalità viene applicata soprattutto ad mwjgargomenti scientifici, mwjwnaturalistici, mwkaetnografici, ma anche in mwkqfilm di propaganda (soprattutto fino agli anni cinquanta del Novecento), dove l'asciuttezza degli aspetti espressivi dovrebbe avvalorare l'oggettività del narrato. Il documentario a tema educativo e divulgativo ha avuto grande importanza con l'avvento dei mwkgmass media e della mwkwtelevisione in particolare, trovando proprio nella televisione il suo mezzo di diffusione.
Proprio le reti televisive statunitensi, al fine di industrializzare il documentario e meglio gestirne il processo produttivo, negli anni hanno portato ad una classificazione del documentario per argomenti e modalità espressive, abbinando a ogni genere determinati modi di narrazione e realizzazione (di fatto dei cliché). Tali classificazioni hanno innanzitutto lo scopo di governare un elemento spiccatamente artistico e quindi per sua natura "ingovernabile" in termini industriali.
Nella storia del documentario hanno fatto la loro comparsa grandi artisti come mwlgRobert J. Flaherty, mwlwDziga Vertov, mwmaJoris Ivens e mwmqJohn Grierson, che appartengono a buon diritto alla storia del grande cinema.
Storia
Gli esordi
Il documentario, inteso come filmato dal valore esplicativo e divulgativo che mostrava soprattutto genti e luoghi lontani, è antico come il cinema stesso. In questo ricalcava una delle funzioni delle immagini, quella di permettere una sorta di mwogmwowGrand tour per poveri. Molti dei cortometraggi proiettati dai fratelli mwpaLumière il 28 dicembre 1895 al mwpqSalon indien du Grand Café, prima proiezione pubblica della storia, sono documentari o presunti tali.
In seguito, alla curiosità si aggiunsero anche gli interessi scientifici. Albert Kahn, magnate della finanza francese, cercò di costruire il primo atlante geo-etno-antropologico del mondo intero, avvalendosi interamente di fotografie e di riprese cinematografiche; con questo intento spedì una ventina di fotografi e cineoperatori per il mondo, talvolta viaggiando con loro, che tra il mwqa1909 e il mwqq1919 raccolsero più di diecimila fotografie e un migliaio di "vedute in movimento" di un minuto circa ciascuna, oggi conservate al Museo Albert Kahn di mwqwParigi.
Anche in Italia si ebbero documentaristi di grande spessore, come mwrqLuca Comerio e mwrgRoberto Omegna che tra il mwrw1905 e il mwsa1915 si spinsero con coraggio in zone anche molto impervie. Comerio aveva come obiettivo la costruzione di un film-utopia dove voleva mostrare tutto il mondo e che avrebbe intitolato mwsqDal Polo all'Equatore: se ne conservano alcune parti, come la spedizione al mwsgPolo sud organizzata dal mwswDuca degli Abruzzi (mwta1899) o quella del barone mwtqRaimondo Franchetti in mwtgAfrica nel mwtw1910, oppure le scene della guerra sull'mwuaIsonzo (mwuq1917). In queste opere era evidente uno sguardo sul mondo da "dominatore" occidentale che guarda tutto con superiorità: scene simboliche allora interpretate come segni di potere e civiltà (la caccia alla tigre, i servi neri alla portantina, l'impartizione dell'educazione alle popolazioni locali) ci mostrano a distanza di un secolo una mentalità sorpassata, imbevuta di mwugcolonialismo, di conquista spietata e arrogante.
Omegna invece può essere considerato il padre del documentario scientifico, con i suoi film sulle farfalle (vincitori del primo premio all'mwvaEsposizione internazionale di Torino (1911), dove usava la macrofotografia e si avvaleva, per le didascalie, delle composizioni del poeta mwvqGuido Gozzano, suo cugino.
Un altro utopista fu mwvwBolesław Matuszewski, che si propose di filmare tutti gli eventi della storia umana per comporre un archivio totale e assoluto. La voglia di dominio del mondo si era trasposta dall'ambito politico a quello scientifico, grazie alle nuove possibilità offerte dal mwwacinematografo dei mwwqFratelli Lumière, che nei progetti originari si sarebbe dovuto proprio chiamare mwwgDomitor, una contrazione di "dominator".
Inizialmente i primi filmati documentari erano distribuiti nelle sale mwxacinematografiche, oppure diffusi sotto forma mwxqradiofonica, come voce narrante di un testo avente caratteristiche informativo-didattiche.
In seguito ai film sono stati associati i testi parlati, integrando le due forme comunicative in modo da poter fornire un'informazione completa e referenziata.
Tuttavia è solo nel corso degli anni trenta che si diffonde l'uso del termine "documentario" così come viene comunemente inteso ai giorni nostri. Il passaggio del termine da aggettivo qualificativo all'utilizzo come sostantivo, appare per la prima volta in un articolo del mwyamwyqNew York Sun dell'8 febbraio 1926, scritto da mwygJohn Grierson in occasione della presentazione pubblica del secondo film di mwywRobert J. Flaherty: mwzamwzqL'ultimo Edencite-ref-1[1].
Il documentario poetico
Sebbene il cinema fosse nato come documentario, con le vedute Lumière, con il tempo aveva dovuto cedere il passo al cinema narrativo di finzione. Negli anni venti erano comunque emersi alcuni nomi, tra i quali spicca quello di mwbaRobert J. Flaherty, padre della mwbqdocu-fiction, ovvero una mescolanza di finzione e documentario. In mwbgmwbwNanuk l'esquimese (Nanook of the North), Flaherty racconta la famiglia mwcaeschimese di Nanook, con la loro vita, la pesca, gli mwcqiglù, ecc., anche se esiste una debole narrazione di sfondo e le scene sono chiaramente concordate con il regista, come quella della caccia alla mwcgfoca, dove vennero usate le armi tradizionali nonostante nella zona fossero già in uso da tempo i mwcwfucili e la famiglia era fittizia, con i protagonisti che già da tempo non vivevano in un mwdaiglù; inoltre la moglie di Nanuk era interpretata dall'amante di Flaherty, dalla quale ebbe un figlio mai riconosciuto legalmente. Il termine mwdqdocumentary apparve per la prima volta nel mwdg1926 in una recensione di mwdwJohn Grierson al film mweamweqL'ultimo Eden (Moana) di Flaherty.cite-ref-2[2] Nel mwfg1934 approfondì il tema del racconto del lavoro umano con mwfwmwgaL'uomo di Aran, un altro grande poema sulla vita dei poveri contadini e pescatori delle mwgqIsole Aran in mwggIrlanda. Con le sue opere creò una sorta di scambio tra la sua visione soggettiva e la veicolazione di conoscenza su ciò che veniva narrato alla spettatore.
Altro autore di documentari "poetici" fu mwhaJean Epstein, che aveva creato anche film narrativi investigando spesso un equilibrio tra visione oggettiva e soggettiva. Nel mwhq1923 girò un documentario sull'eruzione dell'mwhgEtna e nel mwhw1929 fu la volta di mwiaFinis Terrae, che raccontava la vita dei poveri pescatori mwigbretoni, con alcune tracce di storia narrata (la vicenda di un coltellino smarrito o quella di un pescatore malato..). Molto poetiche sono soprattutto le immagini della tempesta rallentate o quella delle donne che aspettano in riva il ritorno dei mariti, riprese anche da altri autori (lo stesso Flaherty oppure mwiwLuchino Visconti ne mwjamwjqLa terra trema).
In tutto il mondo filmò poi mwlgJoris Ivens, che infuse nelle sue opere un forte impegno sociale e culturale. Suoi sono alcuni documentari celebri come mwlwmwmaRegen, sulla pioggia (1929) o mwmqZuiderzee, su una diga olandese (1930) o soprattutto mwmwmwnaBorinage, su uno sciopero dei minatori (1933). Filmò inoltre la mwnqrivoluzione in Cina e il mwngVietnam, ma anche il paesaggio francese o il vento.
Più importante come teorico e organizzativo del genere documentario fu l'inglese mwoaJohn Grierson, che fondò la scuola di documentarismo inglese, canadese e fu tra gli ispiratori del successivo mwoqmwogfree-cinema degli anni cinquanta. I film della sua scuola (che contava documentaristi come Basil Wright, mwpaPaul Rotha, mwpqAlberto Cavalcanti), erano sempre dotati di "un ritmo musicale oltre che poetico e letterario"cite-ref-3[3], nati spesso dalla collaborazione con grandi poeti (come mwqgWystan Hugh Auden) o grandi musicisti (come mwqwBenjamin Britten e mwraDarius Milhaud). Il suo libro mwrqGrierson on Documentary Film è il primo apporto teorico al cinema documentario, dal quale provennero molte idee anche in ambiti diversi, come con mwrgCesare Zavattini e il suo mwrwneorealismo. Secondo il testo infatti il documentario non doveva e non poteva essere una riproduzione oggettiva della vita, perché l'occhio del regista l'avrebbe sempre deformato con la sua visione e le sue scelte; piuttosto si doveva usare la imprescindibile soggettività per creare uno sguardo sul mondo.
Il documentario moderno
La seconda guerra mondiale e l'enorme quantità di materiale girato, uniti spesso a una sincera ricerca di memoria storica e monito, hanno favorito la creazione e diffusione del documentario storico e bellico, genere ancora oggi tra i più popolari.
A partire dal secondo dopoguerra, lo sviluppo di nuovi mezzi di comunicazione e soprattutto l'evoluzione tecnica delle macchine da ripresa che godettero di una drastica riduzione di pesi, ingombri e rumorosità (fino alla registrazione digitale di fine XX secolo che ha eliminato l'uso della pellicola unendo anche una estrema miniaturizzazione), hanno permesso la evoluzione del documentario finalmente girato in vera presa diretta grazie anche all'uso di apparecchi audio portatili e sincronizzabili mwuaNagra. Nasceva pertanto in questo periodo il cinema "verità" che ottimizzava le nuove tecnologie in quanto non necessitava di numeroso personale logistico e godeva del vantaggio della immediatezza e della sorpresa. Se ne avvantaggiò soprattutto il mezzo televisivo con la creazione di documentari giornalistici sotto forma di mwuqreportage o inchiesta. Sempre nell'ambito del documentario in presa diretta gli anni delle contestazioni studentesche portarono allo sviluppo del cinema militante di interesse politico e tendenze manifestatesi a partire dagli anni settanta legate a un cinema riflessivo, che si possono ordinare in alcune categorie: il film di montaggio, il film autobiografico e diaristico, il film-saggio.cite-ref-trec-4-0[4].
L'interesse delle maggiori case di produzione verso il mezzo televisivo, portatore di altissimi ricavi e immediata eccezionale notorietà, portò anche alla creazione di documentari di carattere scientifico e divulgativo nati specificamente per la esclusiva trasmissione televisiva. Ebbero eccezionale successo i documentari sulle ricerche e le esplorazioni di mwvwJacques-Yves Cousteau e le divulgazioni di mwwaDavid Frederick Attenborough. In Italia la diffusione del documentario televisivo ha un nome di spicco, il giornalista mwwqPiero Angela. Oggi la gran parte dei film documentari viene prodotta dalle reti televisive pubblichemwwg; la rete pubblica inglese mwwwBBC è un'importante ed autorevole produttrice di documentari divulgativi, mentre per quanto riguarda il documentario di creazione o d'autore, il canale culturale franco-tedesco mwxaarte è sicuramente il principale referente produttivo in Europa. Altri gruppi editoriali specializzati nella produzione di documentari tematici sono mwxqHistory, mwxgNational Geographic, mwxwDiscovery Channel. Anche molte testate cartacee di divulgazione scientifica producono o distribuiscono documentari e posseggono canali televisivi e portali web dai contenuti prevalentemente documentaristici. Il più diffuso in Italia è mwyaFocus.
Data la quasi esclusiva presenza dei documentari divulgativi sui canali televisivi, la natura dei documentari cinematografici ha subito negli anni una profonda trasformazione, assumendo la forma del film-documentario (detto anche docufilm, in inglese "nonfiction film"). Nato e pensato per la distribuzione nei cinema, esalta l'aspetto artistico e drammaturgico, spesso con particolare virtuosismo sia nella fotografia che soprattutto nella sceneggiatura, nel montaggio e nell'analisi critica e autoriale dei contenuti. Ritenuti ormai film con pari dignità delle pellicole di mwygfiction concorrono nei concorsi e festival cinematografici non solo nella categoria specifica, ma spesso anche per i riconoscimenti più alti in competizione con il cinema attoriale tradizionale. È inoltre considerato l'ambito dove è possibile la maggior ricerca di nuove forme di sperimentazione espressiva.cite-ref-trec-4-1[4] Eccellenti esponenti nella realizzazione di film-documentario e della sua progressiva evoluzione sono: l'antesignana mwzwLeni Riefenstahl (mw0aIl trionfo della volontà, mw0qOlympia), mw0gAlain Resnais (mw0wNotte e nebbia), mw1aLouis Malle (mw1qIl mondo del silenzio), mw1gWim Wenders (mw1wIl sale della terra), mw2aWerner Herzog (mw2qGrizzly Man, mw2gEncounters at the End of the World), mw2wClaude Lanzmann, (mw3aShoah, mw3qL'ultimo degli ingiusti), mw3gMichael Moore (mw3wBowling a Columbine) e l'italiano mw4aGianfranco Rosi (mw4qFuocoammare).
Altri generi di documentario
I film documentari che, per finalità narrative, contengono al loro interno sequenze ricostruite e/o interpretate da attori vengono comunemente definiti mw5amw5qdocu-fiction o mw5gmw5wdocu-drama e in questa veste hanno spesso una distribuzione in mw6atelevisione. Invece i film che si presentano come documentari solo come artificio narrativo, ovvero non rappresentano la realtà ma vicende di fantasia, sono chiamati mw6qmw6gfalsi documentari o mockumentary.
Festival
• mw7gBiografilm, Festival internazionale di cinema documentario, mw7wBologna
• mw8qmw8gFestival dei Popoli, Festival internazionale di cinema documentario, mw8wFirenze
• International Documentary Film Festival mw9qAmsterdam (IDFA)
• mw9wMeet the Docs! Film Fest, Festival dedicato al cinema documentario, mw-qForlì.
• mw-wVisioni dal Mondo, Festival internazionale del documentario, mw-qMilano
Note
cite-note-33. ↑ Bernardi, cit. pag. 121.
cite-note-trec-44. ↑ citereftreccani-documentario-enciclopedia-del-cinemamwaromwarsDocumentario, in mwarwEnciclopedia del cinema, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2003-2004. mwar0URL consultato il 13 maggio 2016.
Bibliografia
• citerefei-documentario-res-d93b9e3b-dd6f-11e6-add6-00271042e8d9Daniele Dottorini, DOCUMENTARIO, in Enciclopedia Italiana, IX Appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2015.
• Daniele Dottorini, mwasiLa passione del reale. Il documentario o la creazione del mondo, Mimesis, Milano 2018, ISBN 978-88-5753-895-2
• Ivelise Perniola, mwasuL'era postdocumentaria, mwasyMilano, mwascMimesis Edizioni, mwasg2014, ISBN 978-88-5752-369-9.
• Carlo Alberto Pinelli, mwassProfessione documentarista. Storia e pratiche di una passione, Roma, Edizioni Sabinae, 2017, EAN 9788898623655
• Sandro Bernardi, mwas0L'avventura del cinematografo, mwas4Marsilio Editori, Venezia 2007. ISBN 978-88-317-9297-4.
• René Prédal, mwateCinema: cent'anni di storia, mwatiBaldini & Castoldi, Milano 2002.
• Giovanni Oppedisano, mwatqTeoria generale del linguaggio e del montaggio cinematografico, Arcipelago Edizioni, Milano 2010, ISBN 9788876954283
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itdocumentario, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefbritannica-com(EN) documentary film, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefenciclopedia-canadese(EN, FR) Documentario / Documentario (altra versione), su Enciclopedia canadese.
• Adriano Aprà, mwauoBreve storia del documentario
• mwauwSezione dedicata ai film documentari su mwau0Comingsoon.it